Hunger Games: coitus interruptus

Ho finito di leggere la trilogia di Hunger Games ieri notte e mi sono svegliato troppo presto per esprimere un giudizio rotondo e completo, d’altro canto non lo faccio mai e quindi vabbè.
Ci ho messo circa un paio d’anni a finire perché nel secondo libro della serie (“La ragazza di Fuoco”) verso la fine del primo terzo del racconto c’è un pauroso calo di  ritmo e una scrittura talmente di mestiere che smesso schifato volendo lanciare il libro fuori dalla finestra ma poi mi sono ricordato che ce l’ho sul Kindle e insomma costicchia quell’affare.
Ho ripreso le fila perché volevo portare a termini qualcosa lasciato a metà tutti ne parlano e sono vittima della pubblicità.
Non posso tuttavia parlare di trama o altro in quanto conosco chi potrebbe bruciarmi vivo anche per uno spruzzetto di spoiler. Quindi niente.

Dico solo questo. Questa storia è emotivamente potente, l’uso di bambini che muoiono scannati in ogni modo aiuta. Poteva essere un mezzo capolavoro se a scrivendolo ci si fosse messi un attimo d’impegno nel tratteggiare i personaggi invece di scolpirli con l’accetta. Ogni tanto pare che certi scrittori scrivano non per i lettori ma per i produttori di Hollywood in modo da risparmiargli la stesura della sceneggiatura.

Il problema più grosso secondo me è la continua descrizione dei sintomi dello stress post traumatico, non c’è un personaggio, nemmeno la protagonista, che sia credibile.
Io capisco che aver appiccicato sopra alla serie l’adesivo Young Adult non è solo uno stratagemma che facilitare i librai nel sistemare gli stand, però insomma l’approfondimento psicologico dei personaggi il mio falegname con 30 mila lire lo faceva meglio.

Orfani de che? De tutto

In questo periodo sta uscendo di tutto a livello fumettistico: Dodici di Zerocalcare, Un lavoro vero di Alberto Madrigal del quale un giorno parlerò anche qua (fino ad allora trattenete il fiato mi raccomando) Gipi invece torna a fare quello per cui è nato, scrivere fumetti.
Nel frattempo in Bonelli hanno pensato di iniziare una serie tutta a colori in un universo apocalittico tutto fantascienza e navi spaziali, che è la cosa più rivoluzionaria dopo la racchetta ammazza zanzare capitata all’umanità nell’ultimo lustro. Questi, lo dico per gli aficionados dell’ignoranza che forse non capiscono la portata storica dell’evento e neppure come allacciarsi le scarpe, sono quelli di Tex e Dylan Dog, roba che leggeva mio nonno e mio padre dopo di lui e che pure io leggevo seduto sul cesso in età pre-masturbatoria.

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Dodici: recenZione 200 parole

Dopo mille peripezie per acquistarlo, ovvero una pigrizia micidiale ché proprio non avevo voglia di staccarmi da Hitman, mi sono spippolato l’ultima fatica di Zerocalcare.

Ora, questa è una storia di zombie, quindi il nostro con me gioca in casa e potrebbe fare un 3-0 pulito, tripletta sua e portarsi a casa pure il pallone. Stavolta però non ce la fa, al massimo un pareggino guarda.

Non so (lo so invece ma è per mantenere il pathos) cosa sia, se è per il fatto che questo è il quarto libro suo che compro in un anno e mezzo e la sovraesposizione non fa bene a nessuno o perché se ambienti una tua storia in un’apocalisse zombie, cazzara quanto vuoi, ironica e autoironica un tanto al kilo, devi sempre mantenere un certo ritmo altrimenti tutto va più o meno a ramengo.

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Leggere come piace ai gggiovani

DISCLAMER: sono pareri da utente finale e quindi farò finta di non curarmi della perdita di posti di lavoro, del problema dei panda albini nel Sud-Est asiatico e neppure di cosa pensi di me l’antagonista da tastiera.

Sono due anni che non leggo un libro. Nel senso un libro di carta, quei parallelepipedi che si è soliti vedere negli scaffali dietro Berlusconi quando gira i suoi  videomessaggi alla nazione. Con una furia talebana mi sono buttato sul libro digitale, ovvero quel metodo di lettura che se per caso vi capita di fare un salto ad un festival letterario tipo Mantova o Torino e accennate che avete un Kindle correte che siete fottuti.

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Libri raccontati male: La svastica sul Sole

Con una frequenza che mette paura torna la rubrica dove vomito qualche impressione su un libro quasi appena letto. Tocca ad un capolavoro della fantascienza scritto dal mai troppo adattato al cinema Philip K. Dick.

Prima di continuare a cannone sul libro di oggi vorrei fare una domanda sperando che qualche madrelingua anglofono mi risponda. Come diamine è possibile che questo sia sopravvissuto all’adolescenza chiamandosi cazzo per cognome. Non ho finito. Preso dalla curiosità sono andato a vedere i vari usi che si fanno di questa parola e ho trovato che oltre all’uso classico come volgarizzazione di pene si usa nello slang al posto di detective, un gruppo musicale si chiama The Dicks e un tizio se l’è scelto come pseudonimo letterario. Perché? Vabbè.

Ad ogni modo La svastica sul Sole (The Man in the High Castle) è un opera di Philip K. Dick del 1962.

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Libri raccontati male: Il fondamentalista riluttante

Devo essere sincero: acquistai il libro perché vidi il trailer dell’omonimo film sul tubo. Vi consiglio caldamente di non guardare suddetto video in quanto non so bene il motivo ma sembra che questi non debbano invogliarti ad andare al cinema, pagare 8 Euro di biglietto e guardare un film che, altra strana tendenza che non riesco a spiegarmi, è sempre e dico SEMPRE mezz’ora più lungo del necessario, ma devono raccontartelo tutto il maledetto film. Da non credersi le droghe che girano a Hollywood o giù di lì.

Poi ho letto il libro, ma non ho ne ho visto la trasposizione. I casi della vita.

Il fondamentalista riluttante (The Reluctant Fundamentalist prego notare l’eleganza della traduzione) è un libro scritto da Mohsin Hamid nel 2007 pubblicato da Einaudi nel 2008.

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Libri raccontati male: La Strada.

Nuova rubrica a cadenza squisitamente a cazzo di cane irregolare dove vi parlo dei libri che leggo. Nulla di trascendentale, mica sono Carlo Emilio Gadda e nulla di troppo articolato o borioso (nelle intenzioni poi chissà…).

Cominciamo con La strada (The Road) scritto da Cormac McCarthy uscito in USA nel 2006 e in Italia nel 200boh.

Cominciamo dalla sinossi? Ma sì dai facciamo i seri. Un padre e suo figlio di dieci anni si trovano a vagare per degli Stati Uniti d’America distrutti e dove la  durezza dei luoghi ha trasformato per sempre anche gli uomini. Viaggiano verso Sud, in ricerca di chissà cosa.

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