There’s an app fot that

Parliamo un po’ di telefoni.
Tutti ne abbiamo uno, pochi ne conoscono il potenziale e moltissimi, data la soverchiante quantità di software, non hanno la voglia di scoprire il vero potenziale di questi dispositivi.
Inoltre poter ricevere foto di minorenni zoccole su WhatsApp non è la funzione più innovativa che uno smartphone può offrire e non rende sicuramente giustizia ai soldi spesi dai vostri genitori per educarvi.

Ho deciso pertanto di scrivere una serie di post concentrandomi sull’analisi delle applicazioni che uso tutti i giorni,  senza troppe pretese di completezza ovviamente. Magari si rivelerà un’operazione utile, magari rimarrà un diario di cosa usassi e di come mi sentissi smart nel 2015, facendomi sorridere benevolmente dall’alto del mio impianto oculare cyberpunk.

Modalità: Mi concentrerò per ora su Android, una versione iOS lato iPad arriverà prima o poi e scriverò un post per macrogruppo, per evitare lunghezze esagerate, ché Tolstòj andava di moda 150 anni fa.

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Bel posto, bella gente, non torno più.

Sono stato alla sfilata per la settimana della moda milanese di Moncler.
Premetto un paio di cosette:

  • Non riesco sinceramente a descrivere, vista la distanza astrale che intercorre tra me e un qualunque evento legato a dei vestiti, il disagio nel rispondere ad un invito simile.
  • Davanti al mondo della moda ho lo stesso atteggiamento snob di uno che allo zoo guarda le scimmie leccarsi le balle.

Cominciamo.

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I Vaffancuore della settimana 02: Twitter edition

Torna la rubrica che dato che le ho dato nel titolo una cadenza settimanale mi sta stressando a livelli che mai avrei potuto immaginare. Cominciamo subito la carrellata di cagate settimanali così posso tornare ad annoiarmi con Under the Dome.

Il primo campione della settimana è niente e popò e di meno e che Roberto Saviano che  ci fa capire come uno degli  intellettuali di riferimento del nostro paese sia ancora in adolescenza lunga e sia più vicino ad un Willwoosh che a un Moravia.

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De bello zombesco

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Quando sei un marmocchio le tue giornate passano più o meno facendo due cose, o almeno le mie e facciamo finta che io sia un campione demoscopico adeguato,  giocare a pallone al parchetto sotto casa e guadare film di mostri.

Ora che ne ho ventiquattro invece vorrei fare una cosa soltanto tutto il giorno ovvero guardare film di mostri, anche giocare a pallone in un parco giochi non sarebbe male ma ci sono delle inezie da considerare, in ordine crescente di biasimo sociale:

  • ti guardano come se fossi un tossico
  • ti trovi il ragazzino di dieci anni che ti umilia dribblandoti con una veronica sotto le gambe, sancendo per sempre la fine della tua carriera di giovane promessa del calcio mondiale, relegandoti alle partitine in calcetto del Martedì sera.

Ad ogni modo si parla di mostri oggi. Tutti si saranno accorti c’è un conflitto che si sta consumando lasciando sul campo innumerevoli vittime: la Palestina? No no! L’Iran? No no no. L’Angola? Pffff ragazzini che siete! Il vero diverbio che sta polarizzando il mondo su due posizioni inconciliabili è quello che deve decidere su chi sia più figo tra vampiri o zombie.

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Il piattone a rincorrere

Quando ci si approccia al pallone, anche solo da spettatore,  è necessario conoscere il GESTO TECNICO con cui tutti gli altri si confronteranno malamente. Dall’alto della mia militanza poltrona-Peroni ghiacciata-rutto libero, questo è il passaggio filtrante. Il giuoco del calcio sta tutto qui. Infatti essendo il calcio un sport proletario il piattone ad inseguire ne è la manifestazione suprema.

Vabbé che dice: esistono molti tipi di passaggio filtrante, non mi convinci mica, ché a me piace quello a scavalcare il difensore, che questo salta per prenderla di testa ma la palla gli sopra al ciuffo rovinandogli la pettinatura e arriva all’attaccante sui piedi che manco bisogna controllarla che ha già segnato. No.
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